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12 settembre 2007

La spinta dell'ideologia e l'interesse dei lavoratori

Riporto questo bell'editoriale apparso sul Sole 24 Ore di oggi a firma di Alberto Orioli. Credo che spieghi abbastanza bene i termini delle questioni in gioco, tra governo, partito democratico, parti sociali. E soprattutto su cosa debba intendersi per modernizzazione e riformismo. Che ne dite?

"Ma siamo sicuri che la Fiom faccia gli interessi dei lavoratori? Con aumenti retributivi di poco superiori all'1% annuo – perché questa è la percentuale di potere d'acquisto da coprire oggi con i contratti nazionali in tempi di tassi bassi, euro forte e inflazione sotto controllo – la busta paga percepita è praticamente immobile. Anzi, tendente al calo perché alcuni dei prezzi dei beni acquistati con più frequenza hanno dinamiche superiori a quelle dei salari contrattuali.

È evidente, quindi, che la questione salariale si deve spostare sullo scambio tra retribuzioni e produttività che solo in azienda è calcolabile con precisione e con un sistema di dati condiviso da impresa e lavoratori. È altrettanto chiaro che l'aggancio salari- produttività prevede un sistema fluttuante di remunerazione del lavoro: forti incrementi nei periodi di congiuntura favorevole, arretramenti quando il ciclo cambia segno. È l'unico modo per creare le condizioni per accrescere la torta redistributivae per partecipare alla spartizione nel modo più proficuo (come ha sostenuto recentemente Giuseppe Berta su La Stampa). Quando la variabile salariale si irrigidisce a farne le spese, come è noto,è l'occupazione.Usare razionalmente la leva retributiva da parte di chi rappresenta i lavoratori è anche un modo per continuare il percorso indicato da Bruno Trentin («Da sfruttati a produttori») verso la creazione di una identità consapevole e forte del lavoro.

L'accordo del 23 luglio crea, tra tante altre misure importanti, le premesse per modificare il modello contrattuale spostando il pendolo negoziale sulle intese in azienda: ci sono incentivi per avviare una sperimentazione che sarà, nella storia recente delle relazioni industriali, la più importante novità prodotta dalla concertazione. Il sindacato accetta l'approccio verso un modello di remunerazione flessibile; le aziende accettano di aprirsi di più alla contrattazione integrativa (che oggi copre un po' più del 30% delle imprese, pari a oltre il 75% degli occupati).

La Fiom ha scelto il no, con una formula un po' ipocrita che lascia liberi i lavoratori. Ha perso l'occasione per superare il clichè del sindacato ripiegato in una trincea anti-moderna, attento soprattutto alle guerre politiche interne alla sinistra.

Per certi massimalisti da talk show conta soltanto marcare una distanza dai contenuti – soprattutto se vagamente riformisti – per avere il privilegio della politica della mani libere, dell'irresponsabilità: è più facile rispetto alla via della mediazione faticosa. Eppure la strada del compromesso ha portato il 23 luglio – non accadeva da tempo –a un vero accordo re-distributivo, a un canovaccio con le premesse per la revisione della struttura contrattuale che le parti sociali cercano da 15 anni. Un Protocollo complesso che crea benefici reali ai molti, moltissimi che in fabbrica ci sono davvero. Sarà molto rilevante l'esito della consultazione che Cgil, Cisl e Uil hanno deciso di avviare – in una importante, nuova stagione unitaria – nei luoghi di lavoro.

Sarà l'occasione per dimostrare che la concertazione è ancora un metodo valido a far crescere il Paese. Per il professor Mario Monti è un sistema asimmetrico che garantisce ad alcuni il diritto di veto e ad altri riserva solo decreti legge. Ha ragione: rappresentare anche gli interessi dei consumatori o quelli del lavoro autonomo e professionale sarà un test per la cultura di governo del futuro Partito democratico. Questo per il futuro.

Il presente ci riserva il rischio che i veti dell'ala massimalista del sindacato possano agevolare chi intenda snaturare gli accordi anche in Parlamento. La concertazione, quando viene azzerata nella sua capacità di tradurre gli accordi in azioni concrete, allora è davvero inutile. E il "boicottaggio" Fiom – qualora andasse a buon fine – potrebbe solo servire a ricreare la società delle frammentazioni, dei micro-interessi, degli egoismi furbastri, dei conflitti piccoli e grandi. Insomma, l'ennesima riprova dell'autolesionismo di chi a sinistra tenta di sfrattare il sindacato dal monolocale del lavoro."




permalink | inviato da tenax il 12/9/2007 alle 11:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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