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Veltronomics - se non fossero solo parole...

Se non fossero solo parole quelle che Veltroni, nel suo tour elettorale, continua a pronunciare sulla politica economica? Se la sinistra fosse veramente pronta, dopo il riflusso istintivo antiberlusconiano, a lanciare la sua battaglia culturale e politica su alcuni importanti temi?
Io intanto me li segno, in attesa, spero infinita, delle dovute riflessioni e sprecisazioni e del canonico 'mi avete frainteso'.

1- contratto unico per tutto il lavoro dipendente a tempo indeterminato con diverse soglie di garanzie a seconda dell'anzianità e dell'affidabilità mostrata sul posto di lavoro (e questa è grossa, che qualcuno ha portato un sacco di gente contro il feticcio dell'articolo diciotto);
2 - pagare meno, pagare tutti, anzichè il contrario. Che il fisco e le tasse non servono per redistribuire, ma semmai per pagare i servizi. E nn s'era mai sentito un leader della sinistra dire che a fronte del versamento fiscale il cittadino deve ricevere buoni servizi, che esiste un nesso tra tasse e prestazioni dello Stato, e che diminuire la pressione fiscale è un modo per diminuire l'evasione;
3 - finalmente si parla di riforma e razionalizzazione della pubblica amministrazione (anche se si deve registrare il disaccordo tra Damiano e Nicolais, ma comunque si tratta di due impianti culturali fortemente riformisti: scegliamone uno e portiamolo avanti con decisione, senza aver paura di scontrarsi con il sindacato, che tutti i partiti riformisti europei, nel riformarsi hanno aumentato il grado di autonomia reciproca tra politica e rappresentanze sociali);

In conclusione: ci sono una serie di politiche liberali che, per dirla alla Giavazzi e Alesina, farebbero crescere il tasso di efficienza quanto quello di equità nella nostra società. Ecco quale deve essere l'impronta di cultura economica del Partito Democratico. Secondo me, ovviamente.

Pubblicato il 20/9/2007 alle 14.8 nella rubrica Diario.

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